Lago di Pilato sui Monti Sibillini

Il Lago di Pilato, anticamente chiamato Lacum Sibillae, è l’unico bacino di origine glaciale di tutto l’Appennino. Il lago è raggiungibile solo ed esclusivamente a piedi percorrendo un sentiero che in circa 3 h di cammino vi condurrà a 1.941 mt. di altitudine. La sua forma particolare a “occhiale” lo contraddistingue durante il periodo estivo, dopo lo scioglimento delle nevi che provvedono, unitamente alle piogge, ad alimentarlo.

Nella tradizione popolare il lago è stato, ed è considerato, un luogo magico e misterioso. La leggenda narra che qui nelle sue acque sarebbe custodito il corpo di Ponzio Pilato condannato a morte da Tiberio (secondo imperatore romano che governò dal 14 al 37 d.C.). Quest’ultimo, dopo aver rinchiuso il corpo di Ponzio Pilato in un sacco, lo affidò ad un carro di bufali che, lasciati liberi di vagare senza meta fin sui Monti Sibillini giunsero e lasciarono cadere il corpo nelle sue acque.

Un’altra leggenda narra che in questo luogo vi fosse un’entrata verso il mondo degli Inferi attraverso accessi impervi e difficilmente raggiungibili e quindi popolato da streghe e negromanti. Per questo motivo, a partire dal XIII secolo le autorità religiose del tempo si videro costrette a vietarne l’accesso ponendo una forca a inizio della vallata e innalzare dei muri a secco intorno al lago per evitarne il raggiungimento.

Nelle sue acque vive il Cherocecefalo del Marchesoni, un piccolo crostaceo di colore rossastro molto simile ad un gamberetto della lunghezza di circa 12 mm che ha la caratteristica di nuotare all’indietro e con il ventre rivolto verso l’alto. Prese il nome dal professore che nel 1954 lo scoprì e depone le uova lungo le rive e tra le rocce in secca e pertanto è assolutamente vietato avvicinarsi alle sue sponde o entrare in contatto con le sue acque.

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